Huawei Mate 9

Presentazione del successore del Mate 8, pensato per il settore premium

Fabio Esposito

Come molti altri brand cinesi Huawei si sta lanciando all’interno di fette di mercato “premium” con una serie di prodotti dove è percepibile la maggiore qualità e cura dei dettagli rispetto a quelli a cui il Designed e Made in China ci aveva abituati fino a qualche anno fa.

Vediamo quindi quali sono le promesse di Huawei per il nuovo modello Mate 9. Innanzitutto stiamo parlando di uno smartphone di grosse dimensioni, 156,9 x 78,9 x 7,9 mm, con uno schermo di ben 5,9” ed un peso di 190 grammi. Il display ha una risoluzione FullHD come quella di un iPhone 7 Plus, ed una densità di pixel leggermente inferiore per via delle grandi dimensioni pari a 373 ppi. Nell’uso quotidiano è una risoluzione più che sufficiente per non vedere i pixel e permette una buona nitidezza dell’immagine sullo schermo. Discorso differente se utilizzato ad esempio in un sistema VR come quello che abbiamo recensito qui, in cui disporre di uno schermo 2560 x 1440 px è quasi fondamentale per limitare la granulosità dell’immagine su un display di queste dimensioni. Il contrasto dichiarato è anch’esso buono, pari a 1500:1.

Huawei Mate 9 vista laterale

Sul lato hardware Huawei preferisce utilizzare i propri processori rispetto a soluzioni di terze parti e per questo modello ha scelto il Kirin 960, un processore Octa-core formato da un quad-core A73 da 2,4 GHz ed un altro quad-core A53 da 1,8 GHz. A questo processore è abbinato poi un processore grafico Mali-G71 MP8. Sempre a livello di grafica è stato scelto di utilizzare le librerie Vulkan sviluppate da AMD, grazie a questa scelta gli sviluppatori possono spingersi molto di più (e a costi di sviluppo inferiori) sullo sviluppo di applicazioni e giochi dalla grafica avanzata, a tutto vantaggio dell’utente finale. La RAM è di 4 GB ed anche la memoria ROM è buona, con 64 GB nativi più la possibilità di integrare una micro SD fino a 256 GB, se si utilizza però la memoria esterna si perde la possibilità di avere due SIM installate all’interno del dispositivo.

Molto interessante il sistema di machine learning di cui parla Huawei per questo dispositivo, un algoritmo di calcolo per la gestione ottimizzata delle risorse del sistema che impara dal nostro modo di utilizzare il dispositivo quelle che sono le nostre abitudini e preferenze, andando ad assegnare maggiori risorse alle applicazioni che tendiamo ad utilizzare di più e nella sequenza con cui spesso vi accediamo. In questo modo è possibile avere una maggiore rapidità di risposta del sistema. Come idea è innovativa ma la sua efficacia sarà dimostrabile solo in seguito ad un uso sufficiente a permettere al sistema di apprendimento di calibrare il sistema sulle nostre abitudini.

Altro aspetto su cui si vede che Huawei ha deciso di puntare è la fotocamera, realizzata in collaborazione con Leica. La fotocamera posteriore ha due obiettivi e due sensori, uno per l’RGB da 12 megapixel ed uno esclusivamente per il bianco e nero, da 20 megapixel. Huawei è un po’ “fumosa” nella descrizione delle capacità di questa fotocamera, in particolare per la questione dello zoom “ibrido”. Sicuramente l’effetto dello zoom è migliore rispetto ad uno digitale di una fotocamera da telefono con un singolo sensore da 12 megapixel, grazie all’aiuto del sensore in bianco e nero da risoluzione superiore. In realtà però è comunque uno zoom digitale, non ottico come avviene ad esempio sull’iPhone 7 Plus ed a giudicare dalle immagini di alcuni tester, la differenza è notevole, come è giusto che sia. La lente della fotocamera posteriore ha un’apertura f/2.2, sufficiente ad avere una sfocatura naturale per oggetti posti vicino all’obbiettivo per un vero effetto Bokeh. Huawei promuove anche una funzionalità per aggiungere un Bokeh anche su soggetti a distanza, cercando di riproporre quello che è possibile fare con un obiettivo di focale lunga, l’effetto è un po’ artefatto e bisogna essere attenti nell’uso per non avere risultati poco soddisfacenti. Molto apprezzabile invece la possibilità di scattare in formato RAW e quindi poter agire singolarmente su tutti i parametri di scatto di una singola foto, un po’ come essere dei fotografi in camera oscura. Buone le capacità di realizzazione dei video, con una risoluzione massima di 4K e codec di compressione H.265, per ridurre la dimensione dei file registrati.

Huawei Mate 9 vista posteriore

A livello di connettività è ovviamente uno smartphone abilitato per LTE, il Bluetooth è nella versione 4.2, ovvero l’ultima e più avanzata, molto bene anche il comparto Wi-Fi, dove gli standard Wi-Fi sono gli 802.11 a/b/g/n/ac e si ha accesso sia alla banda da 2,4 GHz che quella da 5 GHz; ottimo per la condivisione dei contenuti ad alta risoluzione tra dispositivi connessi all’interno della rete domestica. Anche il sistema di tag NFC per connettersi a dispositivi posti in prossimità del telefono è supportato.

Il Huawei Mate 9 ha anche una ricca lista di sensori, dai classici accelerometri e giroscopi, bussola, sensore di luminosità, sensore di prossimità ma anche sensore di Hall, un barometro, un sensore infrarossi ed un sensore per le impronte digitali.

Oltre alla fotocamera, l’altro punto su cui Huawei punta moltissimo è la durata della batteria e la sua rapidità di ricarica. La batteria è di 4.000 mAh, tipica come capacità per un modello di queste dimensioni. Huawei però promette una durata di una ricarica equivalente a 20 ore di riproduzione video o navigazione web su rete 4G (premesso che il segnale sia forte), e fino a 30 ore di chiamate in 3G. In più, afferma un tempo di ricarica di 20 minuti per poter ottenere l’equivalente di una giornata di utilizzo. Se sarà effettivamente così, potrebbe diventare il telefono preferito di chiunque per lavoro ne faccia un utilizzo estremamente intenso.

Ok, ma quanto costa tutto questo? Per il mercato italiano il prezzo di listino è fissato a 749 euro, un valore importante… da settore premium in tutto e per tutto. A volte però bisogna stare attenti a non finire come Icaro, con le ali di cera sciolte dal Sole per aver voluto volare troppo in alto. Per accedere al segmento premium infatti serve qualcosa di più che delle ottime specifiche hardware, serve un’ottima esperienza di utilizzo da regalare all’utente ogni volta che utilizza il prodotto, altrimenti, il premium price non è più giustificabile. Se non ci saranno sbavature, Huawei potrebbe accedere ad una fetta di mercato ormai lasciata libera dal Samsung Note 7 e guadagnarsi di diritto il posto all’interno dei produttori di smartphone di fascia elevata. Se così non fosse però, si ritroverebbe facilmente a dover riconsiderare il prezzo di listino e le proprie ambizioni. Vogliamo essere fiduciosi, in bocca al lupo a Huawei e che “vinca il migliore”.

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